Gladiatores et....


Gladiatores

Giuramento del gladiatore

"Sopporterò di essere bruciato, di essere legato, di essere bastonato, di essere ucciso per questo giuramento"

 “Uri, vinciri, verberari, ferroque necari!”


(Graffito da Pompei inneggiante a Gladiatori di Nola)

 

(affresco da una tomba di Paestum IV sec.a.C.)

- Cenni storici -

L'equipaggiamento originale 
I primi gladiatori, che comparvero durante le cerimonie funebri o presso le tombe di personaggi romani altolocati, erano chiamati bustuarii, dal nome della pira, il bustum, e indossavano un equipaggiamento piuttosto semplice. Ognuno portava un scudo, una spada, ed era protetto dall'elmo e dagli schinieri. Nel corso dei secoli si svilupparono vari tipi di gladiatore che differivano in modo significativo nell'equipaggiamento e nella tattica di combattimento.


I gladiatori del periodo repubblicano
 È probabile che i primi tipi di gladiatori potrebbero aver lottato con armi simili a quelle dei popoli sconfitti da Roma ai cui nomi si richiamavano le singole figure gladiatorie. Comunque, più tardi un gladiatore, che a mo' d'esempio lottava da Gallo, non doveva venire obbligatoriamente dalla Gallia. Tuttavia, l'equipaggiamento esatto di cui erano dotate queste prime figure gladiatorie è poco chiaro, a causa della scarsezza delle fonti, e può solamente essere ipotizzato.
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Sannita
Tito Livio racconta nella sua opera Ab urbe condita libri (9, 40) che i combattenti Campani, alleati dei Romani, apparivano equipaggiati con le armi dei nemici sconfitti, in questo caso i Sanniti. Secondo Tito Livio erano muniti di un elmo provvisto di cresta, la galea crestata, uno scudo alto ed uno schiniere sulla gamba sinistra. Tuttavia, la sua posizione nelle immagini mostra il gladiatore sannita, in contrasto ai guerrieri sanniti completamente armati, privo di spongia (uno scudo protettivo) e di tunica.
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Gallo
L'equipaggiamento del gladiatore che combatteva sotto il nome di gallo è ancora poco conosciuto. Si sa comunque come fossero equipaggiati i guerrieri galli, solo che l'equipaggiamento di questi gladiatori potrebbe avere avuto poco a che vedere con quello dei combattenti galli.
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Rilievi e pianta Anfiteatro di Nola





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- I Gladiatori del periodo imperiale -

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- Le classi Gladiatorie - 

Tirones

La classe minore era indubbiamente rappresentata dai novizi ovvero principianti che entravano per la prima volta nel Ludus, la palestra dove veniva svolta la formazione di un gladiatore.In seguito, divenivano TIRONES: si sarebbero dovuti specializzare nel combattimento di una classe gladiatoria per poi esordire di fronte al pubblico. Quest’esordio li avrebbe resi gladiatori a tutti gli effetti.All'inizio della sua carriera il gladiatore utilizzava durante l'addestramento un bastone di legno, chiamato Rudis. Questo per evitare che l'atleta si ferisse in allenamento. Teniamo presente infatti che l'acquisto, il mantenimento o l'ingaggio di un gladiatore erano molto costosi.

 

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 Reziario

 

Il Reziario (lat. retiarius, pl. retiarii, letteralmente "l'uomo con la rete" o "il combattente con la rete"), era una delle classi gladiatorie dell'antica Roma; combatteva con un equipaggiamento simile a quello utilizzato dai pescatori, una rete munita di pesi per avvolgere l'avversario, un tridente (la fuscina) ed un pugnale (il pugio). Lottava con un'armatura leggera, proteggendosi il braccio con una lorica manica e la spalla con un parabraccio (il galerus) e indossava un indumento di lino (il subligaculum), un sospensorio fissato alla vita mediante un ampio cinturone (il balteus). Non portava alcuna protezione alla testa, né calzature.





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Reziario contro secutor da un affresco di Pompei
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 Mirmillone
 Il Mirmillone (in latino: murmillo, myrmillo o mirmillo) era una delle categorie gladiatorie che si esibivano negli anfiteatri in epoca romana. Per peso, equipaggiamento e stile di lotta, questa classe di combattenti potrebbe entrare a buon merito nella cerchia dei "carri armati" della gladiatura.
Nella categoria dei mirmilloni venivano infatti arruolati i lottatori dal fisico più possente. Sul capo i mirmilloni portavano un grosso elmo che copriva interamente il volto, decorato con figure marine, dovute alla simbologia mitologica a cui ogni classe gladiatoria era legata. Erano poi equipaggiati con un largo, pesante scudo rettangolare ricurvo (lo scutum, simile ad una a tegola), molto simile a quello in dotazione alla fanteria romana; questo scudo schermava l'intero corpo, ad eccezione del volto e delle gambe, queste ultime protette da un solo schiniere (ocrea). Portava, come unica arma d'attacco una corta spada, il gladio.Durante la lotta, il mirmillone si teneva al riparo dietro il vasto scudo, esponendo solo volto e gambe, a loro volta corazzate, scostando lo scudo solo per brevi attacchi con il gladio. Da questo punto di vista il mirmillone era per l'avversario una fortezza inespugnabile, di fronte; l'unica possibilità, per il suo nemico, spesso il più agile trace, era trovare il modo di attaccarlo lateralmente, dove era vulnerabile, facendo affidamento sulla relativa lentezza del mirmillone.







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 Trace


Il Trace (latino: Thrax) era una delle tipologie di gladiatore presenti nell'antica Roma e che si rifaceva ai guerrieri della Tracia. Dal fisico leggero e agile, era protetto da uno scudo rettangolare portato al braccio sinistro, fasce di cuoio o un braccio armato alla destra, schinieri che arrivavano al di sopra del ginocchio, e un elmo decorato solitamente con un grifone. Era armato con una spada ricurva (sica supina) molto caratteristica, utilizzata infatti per colpire l'avversario alle spalle o al collo con un fendente dall'alto.






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 Secutor

Il Secutor (l'inseguitore) era un mirmillone specializzato nel combattimento contro il reziario. Per non offrire alcun punto d'aggancio alla rete lanciata dal suo avversario, indossava un elmo ovale dotato di piccolissime fessure oculari. Questa restrizione della vista lo proteggeva dal fatto che il reziario potesse cavargli gli occhi. Le sue armi erano una spada corta e dritta (il gladius) come pure un grosso scudo rettangolare (lo scutum). Una volta che fosse rimasto intrappolato nella rete del reziario, non c'era per lui quasi più scampo. Se al contrario il reziario avesse perso la sua rete, poteva difendersi dal secutor solo con l'aiuto del suo tridente. Nell'altra mano il reziario brandiva allora il suo pugnale.


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 Scissor

Lo Scissor (pl. scissores, letteralmente: colui che taglia),questo raro tipo di gladiatore poteva anche presentarsi come avversario del reziario. Indossava, esattamente come il secutor, un elmo ovale con feritoie oculari, teneva nella mano destra una spada corta e dritta, il gladius, mentre il braccio destro era protetto da una manica. La cosa particolare dello scissor era che non disponeva dello scudo (scutum), ma che sul braccio sinistro indossava un tubo a forma di tronco di cono, che ricopriva l'intero avambraccio. All'estremità di questo tubo c'era un fusto corto da cui spuntava una lama a forma di mezzaluna. Con un'arma di questo tipo poteva stracciare la rete del reziario o parare i colpi del suo tridente. Analogamente, con un colpo tagliente poteva quasi squarciare il proprio avversario. Dato che non poteva proteggere il proprio corpo con uno scudo, indossava una lorica hamata o una lorica squamata che scendevano fin oltre il ginocchio.

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 Provocator

Il Provocator è conosciuto fin dalla tarda Repubblica e, come gli equites, combatteva sempre contro gladiatori della stessa classe. Tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C. indossava un elmo che assomigliava a quello dei legionari. Solo nel secondo e nel terzo secolo portava un elmo senza cimiero né la celata, ma con una visiera. Era equipaggiato con uno scudo rettangolare di dimensioni medio-grandi (lo scutum), una protezione di metallo sul petto a forma di mezzaluna (il pectorale) e una spada a lama corta e dritta (il gladius). Inoltre, per proteggersi indossava uno schiniere nella gamba sinistra ed una manica nel braccio destro.



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Gladiatrici

Anche le donne  hanno combattuto nell'arena non appena si cominciarono a diffondere i combattimenti. Con quale equipaggiamento combattessero è rappresentato solo per immagini su di un bassorilievo di Alicarnasso (a Bodrum, in Turchia). Potrebbero aver combattuto secondo una qualsiasi delle classi gladiatorie, ma entrambe le gladiatrices rappresentate indossavano un equipaggiamento da provocator.



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 Dimachaerus
Il Dimachaerus combatteva con due pugnali e portava una protezione del corpo, fasciature sul braccio ove teneva il pugnale e nelle gambe, talvolta anche schinieri, ma nessun elmo. Il resto del suo equipaggiamento come la sua stessa esistenza non sono certe, dato che è riportato solamente su due iscrizioni.


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Andabata
L'Andabata è nominato da Cicerone ma non compare più nel periodo imperiale. Non è chiaro se si trattasse di una figura gladiatoria a sé stante o se fosse una delle figure esistenti i cui occhi fossero stati in qualche modo bendati, sia tramite una fascia sugli occhi o tramite un elmo privo delle fessure oculari. Questo gladiatore era fortemente vincolato al suo udito, poiché le possibili reazioni del pubblico o il rumore del respiro potevano dargli una indicazione sulla posizione del suo avversario.
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Laquearius
Il Laquearius (il combattente con il laccio), che catturava coloro che fuggivano con un laccio o una frusta, è menzionato unicamente da Isidoro di Siviglia]. Tuttavia, era ritenuto più un inserviente dell'arena durante le esecuzioni capitali che nelle lotte gladiatorie.


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 Hoplomachus

L'Hoplomachus (dal Greco antico ὁπλομάχος, ossia "colui che combatte come un oplita"), era una categoria (armaturae) di gladiatori romani pesantemente armati. Le sue armi erano una lancia e una corta spada dalla lama affilata tenuta dalla parte dello scudo. La sua armatura consisteva di un elmo attico-beota, un parabraccio (la manica) indossato sul lato della lancia, uno scudo di bronzo rotondo, piccolo e convesso, vicino ai mutandoni aderenti o alle fasciature (le fasciae) intorno alle gambe e due alti schinieri (le ocreae). Indossava un perizoma (il subligaculum) ed una cintura (il balteus o il cingulum).

 
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Equites 



 Secondo Isidoro di Siviglia gli equites aprivano con i loro combattimenti i giochi gladiatorii. Erano armati con un elmo provvisto di tesa e visiera, uno scudo piatto e rotondo, una lancia ed una spatha, un'arma con lama molto più lunga del classico gladius. A differenza di molti altri gladiatori che portavano un perizoma (il subligaculum), loro indossavano una tunica. Cominciavano il combattimento a cavallo, quindi smontavano e continuavano la lotta con le spade. Nelle rappresentazioni pittoriche erano raffigurati principalmente nella fase finale della battaglia, ovvero mentre combattevano con le spade dopo esser scesi da cavallo.
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Veles





Il veles (pl. velites) era una delle classi gladiatorie (armaturae) che combattevano all'interno delle arene. Non si hanno raffigurazioni di questo gladiatore, la sua attestazione è piuttosto rara, e se ne ha menzione solo in Isidoro di Siviglia[1] e in alcune iscrizioni che riportano l'abbreviazione VEL.

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Pontiarius

Il pontarius era una variante del reziario. Difendeva un piccolo ponte (il pons) avente due rampe d'accesso. Da entrambi i lati un secutor attaccava e cercava di salire su questa piattaforma. In aggiunta al suo equipaggiamento abituale, ovvero il paraspalla galerus e il parabraccio lorica manica indossata sul braccio sinistro, il pontarius possedeva un grosso quantitativo di proiettili, presumibilmente pietre di media dimensione.

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 Essedarius
L'essedarius era un altro tipo di gladiatore che combatteva solo contro gladiatori della stessa classe. Il nome deriva da essedum, termine che indicava un carro celtico. Si suppone che gli essedarii aprissero il combattimento sul carro e quindi, analogamente agli equites, scendessero e continuassero a combattere a piedi. L'essedarius era equipaggiato con una manica nel braccio che brandiva la spada a lama corta, il gladius, uose o fasciature corte su entrambe le gambe. Indossava inoltre un elmo che nei primi tempi assomigliava a quello del legionario e successivamente a quello del secutor.
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  Bestiarius e Venatores


 Il Bestiarius (pl. bestiarii) era, nell'antica Roma, colui che si presentava nell'arena contrapposto alle bestie feroci. Di solito con questo termine venivano indicate due diverse categorie di persone: la prima comprendeva i condannati a morte destinati ad essere sbranati dalle fiere, la seconda includeva uomini liberi che, divenuti auctorati,le affrontavano volontariamente per ricavarne denaro oppure gloria ed ammirazione. Questi ultimi vengono, a volte, chiamati erroneamente gladiatori, ma a quel tempo con questo appellativo si indicavano solo coloro che combattevano contro altri uomini. Il termine usuale per indicare coloro che partecipavano alle cacce nell'arena è, invece, Venatores.






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Lanista 

 Il lanista era il proprietario della palestra (ludus) ove i gladiatori romani imparavano l’arte della “Gladiatura”, il termine deriverebbe dalla lingua etrusca. Il lanista era, sostanzialmente, un imprenditore che faceva commercio di gladiatori e li affittava all’organizzatore (editor o munerarius) degli spettacoli gladiatorii, i munera, traendone il proprio profitto che non veniva meno neppure se il gladiatore fosse morto durante il combattimento; in questo caso infatti l'editor, oltre a pagare il prezzo d’ingaggio, risarciva al lanista anche il valore del gladiatore, una sorta di indennizzo per i suoi mancati guadagni futuri. Questa era una delle ragioni per cui l’attività del lanista era disprezzata nel mondo romano e considerata di livello infimo, persino più basso di quello dei lenoni. Il lanista era, in genere, un ex-gladiatore coadiuvato nella sua attività dai Doctores (o Magistri)
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 Doctores
I Doctores (o Magistri), abili veterani affrancati dallo status di gladiatore che, conclusa l’attività agonistica, erano stati insigniti del rudis (la spada di legno) ed elevati, pertanto, al rango di rudiarii; portava spesso una bacchetta (virga) considerata segno di comando ed aveva cura di riporre in luoghi diversi all’interno della palestra l’equipaggiamento dei suoi gladiatori a seconda della loro maestria


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 Arbitri


A vigilare sulla correttezza degli incontri vi erano due arbitri, summa rudis seconda rudis, prendevano il nome dal "rudi" un bastone ligneo che recavano in mano e li contrastigueva, erano vestiti con una tunica bianca attraversata da due righe verticali blu o rosse, agli arbitri spettava il compito  di vigilare sugli incontri concedendo soste nel caso di incontri troppo lunghi ( che avvenivano quanto i contendenti si equivalevano) oppure quando uno dei due gladiatori sconfitto chiedeva con il gesto dell'indice teso della mano sinistra la grazia, l'arbitro interrompeva l'incontro in attesa delle decisioni dell'editor che spesso lasciava la scelta al pubblico per la vita o la morte dello sconfitto.

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Caronte


 Il “Caronte” era lo schiavo incaricato di accertarsi della morte del gladiatore sconfitto, non graziato, dandogli il colpo finale, nel caso fosse ancora in vita. Per questo utilizzava una mazza ed aveva il volto coperto da una maschera, rappresentante appunto Caronte (il nocchiero mitologico che traghettava le anime dei morti dall’ una all’ altra riva del fiume Acheronte, nel regno degli Inferi). Dopo aver assolto a questo compito, portava via dall’ arena il cadavere, trascinandolo o su di un carro o su una barella, attraverso la porta libitinensis e lo deponeva nello spoliarium, l’ obitorio dell’ anfiteatro, dove venivano tolti gli abiti e le armature al gladiatore morto.
( da wiki e varie fonti, in aggiornamento)

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Combattimenti









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La rivolta di Spartaco 

 


La terza guerra servile, anche nota come rivolta o guerra di Spartaco, fu una guerra combattuta tra la Repubblica romana e un esercito di schiavi ribelli tra il 73 e il 71 a.C. in Italia; la guerra terminò con la vittoria dell'esercito romano, comandato da Marco Licinio Crasso. Si trattò della terza e ultima delle guerre servili, una serie di ribellioni di schiavi contro la Repubblica romana, condotte in tempi diversi senza alcun legame tra loro e tutte destinate a risolversi in un insuccesso; a differenza delle precedenti, però, nella terza guerra servile le bande di schiavi ribelli, rapidamente ingrossatesi, misero effettivamente in pericolo il controllo romano sull'Italia. Anche dopo la fine della guerra, infatti, il ricordo dello scontro continuò a condizionare almeno in parte la politica romana degli anni seguenti.
(wikipedia)



Spartaco (Tracia, 109 a.C. circa – Lucania, 71 a.C.) è stato un gladiatore trace che capeggiò una rivolta di schiavi, la più impegnativa delle guerre servili che Roma dovette affrontare: viene per questo motivo soprannominato "lo schiavo che sfidò l'impero".Si sa poco di preciso sulla sua giovinezza: è comunque certo che nacque in Tracia da una famiglia di pastori appartenente alla tribù dei Maedi; intraprese la professione del padre, ma ridotto in miseria accettò di entrare nell'esercito romano, con cui combatté in Macedonia col grado di milite ausiliario. La dura disciplina cui era obbligato e i numerosi episodi di razzismo che dovette subire all'interno della milizia lo convinsero a disertare e a scappare. In verità c'è anche chi afferma che fosse figlio di un proprietario terriero campano che ottenne la cittadinanza subito dopo la conclusione della guerra italica; le informazioni relative erano contenute nel Tabularium voluto da Lucio Cornelio Silla, ma andarono perse prima che cominciasse la rivolta. Catturato, fu giudicato disertore e condannato, secondo la legge militare romana, alla riduzione in schiavitù. In seguito, intorno al 75 a.C., fu destinato a fare il gladiatore; Spartaco, infatti, venne venduto a Lentulo Batiato, un lanista che possedeva una scuola di gladiatori a Capua. Spartaco fu obbligato a combattere all'interno dell'anfiteatro campano contro belve feroci e contro altri gladiatori com'era in uso a quel tempo per divertire popolo e aristocrazia.Spartaco, esasperato dalle inumane condizioni che Lentulo riservava a lui e agli altri gladiatori in suo possesso, decise di ribellarsi a questo stato di cose e nel 73 a.C. scappò dall'Anfiteatro capuano in cui era confinato; altri 70 gladiatori lo seguirono fino al Vesuvio, prima tappa della rivolta spartachista. Sulla strada che portava alla montagna i ribelli si scontrarono con un drappello di soldati della locale guarnigione, che gli erano stati mandati incontro per contrastarli e catturarli. La vittoria però arrise a Spartaco e ai suoi, benché armati di soli attrezzi agricoli e di coltelli e spiedi di cui si erano impossessati nella caserma e nella mensa della scuola gladiatoria, ed ebbero così modo di armarsi con le armi da guerra dei soldati romani caduti. Spartaco fu eletto a capo dei ribelli insieme ai galli Enomao e Crixus (detto anche Crisso o Crixio) e si rifugiarono ai piedi del vulcano per riorganizzarsi, aumentare le proprie forze accogliendo altri schiavi fuggiaschi e addestrandoli, e diventando Rex Gladiatorum gudando in giro per il meridione d'Italia un esercito di migliaia di uomini in saccheggi e stragi, fino alla morte avvenuta nella battaglia di Caposele contro le legioni romane guidate da Crasso.
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1 commento:

Unknown ha detto...

Bellissima "mini-enciclopedia" sui Gladiatori ed ottime realizzazioni. Mi hanno sempre affascinato fin da bambino col primo movie di Spartacus fino alla più recente serie TV.